Buongiorno a chiunque ancora pensi a me.
Mi va di fare la melodrammatica stamattina ok?
Questo è un addio: non arrivederci, proprio addio.
Non chiudo il blog perché fa parte della mia vita, di una fase della vita che ho vissuto e che mi è piaciuta fino ad un certo punto.
Ho lavorato sodo, ci ho messo impegno, mi sono sbattuta gratis, mi sono fatta venire prima svogliatezza, poi depressione e tale sono: depressa.
Depressa perché vedo porcherie cosmiche pubblicate in rete che riescono a raggiungere 800 post di commenti con su scritto "che bello, che buono, che bravo/a".
Depressa perché la vita è bella, ma sa anche fare tanto schifo e non renderti giustizia come meriti.
Depressa perché pensi di aver trovato un amico/a e che dietro ci sta un tesoro, invece ci sta merda, credetemi, ci sta merda.
Depressa perché sono in cura proprio per questo: depressione.
Sarà stata colpa di tutte le promesse che NESSUNO di quegli stronzi di chef che mi avevano illusa hanno mantenuto MAI?!
no, non diamo la colpa agli altri: semplicemente io sono debole e sono stata divorata dagli squali.
Mi sono lasciata divorare, perché bastava un bel vaffanculo da subito come consigliatomi, giustamente, da tempo da Marco che so leggerà questo post.
Ho abbandonato le padelle e abbracciato i surgelati: pensate un po'.
Non ho più fatto inviti a cena, perché vedere le persone mi fa schifo: sì schifo. Mi fa schifo la gente, la massa, la folla, tanto da provocarmi attacchi di panico in pubblico e farmi prendere per drogata, mica per povera malata di mente quale sono.
Ora mi sto concentrando solo su un concorso che non c'entra un fico secco con la cucina, ma che sicuramente almeno, se lo vinco, quello che promette lo mantiene: un posto di lavoro e tanti soldi.
Chi ho avuto con me accanto in questi anni?
solo mio marito, che mi ha sopportata nei momenti più difficili (e vi garantisco che ce ne sono stati) e i miei genitori (con i quali facciamo a pugni, ma ci sono, oh sì ci sono sempre).
Mi hanno sopportata anche lo psichiatra e la psicologa, che ringrazio pubblicamente perché mai nessuno si era interessato a me come stanno facendo loro: certo è il loro lavoro, ma mi fanno sentire non un paziente qualunque, ma importante e comprendono, finalmente, comprendono quello che dicono, senza giudicare.
Il chiarimento ci voleva, no?
E poi, come se non bastasse, non ho soldi per andarli a spendere in ricette elaborate.
Vi interessa la salsiccia col sugo? quella ancora posso darvela come ricetta, ma credo che sappiate farla già.
Non sono chef, non sono nemmeno cuoco, non sono un bel niente di niente.
Forse sarei potuta essere giornalista e forse lo potrei ancora essere: le parole non mi mancano, le idee nemmeno, ma scriverei di cronaca, mi batterei per la nostra sacra Costituzione, per la nostra Storia dimenticata, per quella che è stata riscritta e ci vogliono propinare per buona.
Insomma mi piace altro.
Fine dell'hobby.
Magari un giorno riprenderò, quando starò meglio, quando il mondo non mi farà schifo come adesso, quando anche solo una persona di quelli che hanno promesso, realizzeranno le aspettative create.
Un abbraccio e buona continuazione sul web
venerdì 29 aprile 2011
venerdì 18 giugno 2010
Noci di mare su crema di zucchine (tre palle per chefmarco)
Vorrei polemizzare, ma non mi pare il caso: ho sbagliato, mi cospargo il capo di cenere e metto il link alla ricetta suddetta: polpettine di pesce e cozze di anavliss da panperfocaccia.eu
E adesso non puoi dire che non ti penso!
Persino nel titolo ti ho nominato! (per chi non lo conoscesse - e mi risulterebbe strano - chefmarco )
Accanto ai conosciuti e strasfruttati pesci “costosi” che invadono le nostre tavole (anche se più motivi, ideologici e scientifici, invitano alla cautela), esiste una categoria di pesci, considerati “poveri”, meno sfruttati, ma che tornano utili in questo periodo di “crisi” del portafogli.
A questa categoria, non identificabile con un gruppo o una famiglia ben definita, appartiene il sugarello o sauro.
Lo si identifica come pesce azzurro per via della linea dorsale scura e l’argento nel ventre.
La carne ha un sapore piacevolmente delicato ed è molto versatile in cucina. Questa ricetta si adatta peraltro all’evento sportivo che sta per iniziare, i mondiali di calcio. Davanti alla televisione sono più comode da consumare rispetto a un primo o a un secondo di carne da mangiare con forchetta e coltello. È come un finger food. Attenzione però alla crema!
Per sfilettarlo è semplice: innanzitutto vanno tolte le interiora, praticando un taglio nel ventre e infilando la mano per estrarre intestino, cuore e tutti gli altri organi non commestibili.
Si procede lavandolo una prima volta sotto l’acqua corrente fresca per eliminare ogni residuo di sangue (che sporcherebbe il sugo e renderebbe amara la carne).
Dopo di che, si pratica un taglio sotto le pinne al di sotto della testa e si procede verso la coda con un coltello flessibile a lama lunga, facendolo aderire alla spina dorsale.
Per eliminare la pelle, praticare lo scollamento massaggiando leggermente la pelle: sarà più semplice tirarla via senza fatica in un solo colpo.
Con le pinze, asportare anche le eventuali spine rimaste.
Con le parti avanzate (esclusa pelle e interiora), una volta tolte anche le branche, si può preparare un saporito fumetto, aggiungendo a piacere carote, cipolle, sedano e le arbe aromatiche più gradite.
Se lo si deve conservare, va innanzitutto pulito e riposto in frigo, in contenitore chiuso o pellicola trasparente, nel piano intermedio e va consumato comunque al più presto possibile per non perderne le qualità nutrizionali.
La sua carne è “grassa” e ricca di Omega 3
In questa ricetta, accanto al sugarello, sono stati utilizzati dei mitili, materiale gustoso, ma a prezzi contenuti che ha piacevolmente colorato le noci di mare.
Ingredienti per 35 noci di mare
1 kg di cozze (350 g sgusciate)
400 g di sugarello da pulire
2 uova intere
40 g di pecorino al tartufo (se non gradito, si può utilizzare un pecorino semistagionato, non romano)
4 ramoscelli di timo limone
3 ramoscelli di timo
6 foglie di melissa
1 pizzico di sale
pangrattato circa 4 cucchiai
la punta di un cucchiaio di pasta di cipolla e di pasta di aglio (in alternativa, utilizzare ¼ di cipolla e il succo di 1 spicchio d’aglio).
Per la crema
4 zucchine
fumetto ottenuto con la lisca del sauro + 6 cozze sgusciate + 1 carota + 1 costa di sedano verde + 1 spicchio d'aglio + timo
olio extravergine nocellara del belice per ottenere la consistenza desiderata.
Procedimento
Sfilettare, pulire e tagliare finemente il filetto di sugarello.
Scoppiare le cozze e sgusciarle, conservando il liquido di cottura filtrato.
Tritare finemente anche le cozze assieme al pesce.
Aggiungere al composto gli altri ingredienti ed impastare con le mani.
Nel frattempo, cuocere le zucchine in padella con un cucchiaio di olio, asciugare il grasso in eccesso e salare. Versare un po’ di fumetto di pesce per rendere la crema più omogenea e terminare con olio evo (almeno 3 o 4 cucchiai).
Infornare le palle su una teglia bagnata con poco olio (più che altro per non farle attaccare).
Le zucchine erano in fiore, così le ho usate per il tocco finale.
sabato 12 giugno 2010
Cappuccio e brioche (dedicato a Febo)
Febo è morto.
Entro al bar in piazza a Terrasini: sono le 10.30 e lui dovrebbe essere là.
Invece il suo posto è vuoto.
La sua voce stridula, da ultracentenario, non riecheggia più per le salette del bar.
Il piccolo mi guarda incuriosito e poi lo chiede: “dov’è Babbo Natale?”
Prendo coraggio e chiedo al barista, ma già conosco la risposta: Febo è morto. Babbo Natale, come amava farsi chiamare, è morto.
Non potremo più ascoltare le sue storie di inizio ‘900, di suo padre fuggitivo in Francia, la belle epoque, la storia d’Italia e d’Europa, disegnata sul suo volto, ruga per ruga, cicatrice per cicatrice.
Era Babbo Natale e regalava novelle dal sapore antico, un Babbo Natale toscano, chissà perché rifugiatosi in questo paesino di mare della Sicilia: ormai questo non potrà raccontarmelo più.
Non si sapeva quanto le sue storie fossero vere e quante invece le avesse sognate la notte prima, ma era bello ascoltare e vivere le battaglie, le belle donne, un’Italia, che non sapeva ancora di esistere, ma che sperava presto di diventare unita.
Il bar sembra più vuoto adesso, spento, ha perso l’anima della Storia.
In memoria di Febo, delle sue colazioni e del suo cappuccino e croissant, parliamo del cappuccino perfetto.
Va da sé che per poterlo preparare bisogna avere il getto di vapore della macchina da caffè (anche se il manuale bimby millanta la possibilità di crearlo con questo robot).
Interrogando Alberto del bar Saltment di Abbiategrasso (che ci ha fornito il materiale per le foto allegate), fa notare che in verità il cappuccino perfetto non esiste: ognuno ha il suo preferito. Chi lo vorrebbe con caffè d’orzo, chi lo preferisce più scuro, chi più chiaro, chi senza schiuma (quasi come un latte macchiato), chi lo vuole freddo, chi lo vuole bollente. Ma esiste una regola generale per permetterci di realizzarne uno dignitoso anche a casa.
Entro al bar in piazza a Terrasini: sono le 10.30 e lui dovrebbe essere là.
Invece il suo posto è vuoto.
La sua voce stridula, da ultracentenario, non riecheggia più per le salette del bar.
Il piccolo mi guarda incuriosito e poi lo chiede: “dov’è Babbo Natale?”
Prendo coraggio e chiedo al barista, ma già conosco la risposta: Febo è morto. Babbo Natale, come amava farsi chiamare, è morto.
Non potremo più ascoltare le sue storie di inizio ‘900, di suo padre fuggitivo in Francia, la belle epoque, la storia d’Italia e d’Europa, disegnata sul suo volto, ruga per ruga, cicatrice per cicatrice.
Era Babbo Natale e regalava novelle dal sapore antico, un Babbo Natale toscano, chissà perché rifugiatosi in questo paesino di mare della Sicilia: ormai questo non potrà raccontarmelo più.
Non si sapeva quanto le sue storie fossero vere e quante invece le avesse sognate la notte prima, ma era bello ascoltare e vivere le battaglie, le belle donne, un’Italia, che non sapeva ancora di esistere, ma che sperava presto di diventare unita.
Il bar sembra più vuoto adesso, spento, ha perso l’anima della Storia.
In memoria di Febo, delle sue colazioni e del suo cappuccino e croissant, parliamo del cappuccino perfetto.
Va da sé che per poterlo preparare bisogna avere il getto di vapore della macchina da caffè (anche se il manuale bimby millanta la possibilità di crearlo con questo robot).
Interrogando Alberto del bar Saltment di Abbiategrasso (che ci ha fornito il materiale per le foto allegate), fa notare che in verità il cappuccino perfetto non esiste: ognuno ha il suo preferito. Chi lo vorrebbe con caffè d’orzo, chi lo preferisce più scuro, chi più chiaro, chi senza schiuma (quasi come un latte macchiato), chi lo vuole freddo, chi lo vuole bollente. Ma esiste una regola generale per permetterci di realizzarne uno dignitoso anche a casa.
Ingredienti per un cappuccino
1 tazzina di caffè ristretto
150 ml di latte intero o al limite parzialmente scremato
Procedimento
Il contenitore per riscaldare il latte deve essere obbligatoriamente di metallo: lo si deve riempire per 1/3 con latte rigorosamente freddo. Il latte migliore deve essere grasso: il parzialmente scremato non produrrà la stessa quantità di crema.
Accendere il getto d’aria e lasciar sfogare per qualche minuto per eliminare residui di acqua che rovinerebbero il risultato finale.
Infilare il beccuccio dentro il bricco con il latte perpendicolare alla superficie e sollevare il bricco man mano che la schiuma si solleva e il volume del latte aumenta.
Una volta che il contenitore di metallo si riscalda, inclinarlo leggermente rispetto al beccuccio, lasciandolo sempre immerso nel latte.
Si dovrebbe formare un vortice: continuare fino al raddoppio del volume.
Per distribuire in modo uniforme la crema, battere leggermente su un panno il bricco e poi versare sopra al caffè in tazza di ceramica.
mercoledì 2 giugno 2010
Sud e nord si incontrano a tavola (Marcello V vs Tano S)
(la foto qui sopra è di Roberto Granatiero)In attesa di riprendere attivamente a scrivere sia per il blog che per il magazine del Mangione, mi diletto ad andare a cena fuori, lasciandomi tentare dai piaceri della tavola (e attentando, nel mentre, alla linea!).
Giovedì 27 maggio, presso il ristorante Tano passami l'olio (di Tano Simonato), si è svolto uno dei più attesi eventi dei blogger lombardi: Marcello Valentino si è dato da fare ai fornelli della cucina stellata di Tano, proponendoci i suoi piatti, ma rivisti in chiave meneghina.
Così un macco di fave, di tradizione decisamente mediterranea, si è sposato dignitosamente con i missoltini dei laghi lombardi, gli spaghettoni fatti in casa col gambero crudo di Mazara del Vallo hanno condiviso il piatto con una cremosa salsa di parmigiano e così via.
La sala, piacevolmente arredata, era gremita di persone, tutti "fan" affezionati di Marcello, ma anche qualche assiduo frequentatore di casa Simonato.
Io, Anna Maria col marito e l'amica Veronica eravamo nella seconda saletta, in fondo al locale: tavolo spazioso, sede comode, uno specchio antico a sovrastare sulla stanza, una bacheca con grappe e oli, gli oli di Tano, la pazienza smisurata delle nostre cameriere che hanno sopportato i continui click e il mio cavalletto per reggere la macchina fotografica, luce soffusa e musica di sottofondo per tutti i gusti, ma mai invadente.
Marcello e Tano si alternavano tra i tavoli a coccolare gli avventori, cercando di catturare gli sguardi compiaciuti e soddisfatti.
Un buonissimo Ribolla Gialla (di cui - chiedo venia - non ricordo più il nome) ha allietato il nostro desco.
L'inizio, preparato dal bravo Tano, è stato promettente: una gelatina delicatissima felicemente aromatizzata da pomodorino confit e un po' di pesto, nonché sottolineato dalla scelta di olio di Tano. Indubbiamente affascinante il percorso parallelo alla scoperta di nuovi oli che stuzzicano il palato oppure, semplicemente, esaltano il sapore naturale di certe preparazioni: Tano, in questo, è maestro ed è stato il nostro mentore per tutta la serata.
Subito a seguire, è arrivato un piatto di alici a beccafico con salsa di agrumi e zafferano, cipolline caramellate e assaggio di couscous tostato: i sapori iniziano a farsi più decisi e sento la mano di Marcello, che abbraccia i sapori di Tano.
E' la volta del macco di fave, principe della cucina povera siciliana: qui la firma di Marcello si sente fortemente e i sapori si fanno più decisi, più riconoscibili. La presenza del missoltino non disturba, mentre l'arancia e il profumo del finocchietto inebriano la mente...
Senza darci il tempo di riprenderci dal piacere delle fave, arriva l'insalata palermitana a spasso per Milano: da mangiare in un solo boccone, partendo dall'arancia e dall'oliva, superando il finocchio, per finire alle acciughe ricoperte dal tartufo.
Pausa di riflessione e scambio di opinioni e arriva Marcello che, guardandomi dritta negli occhi mi dice: "voglio vedere che faccia fai!"

Ancora increduli per la bontà del piatto, veniamo letteralmente travolti dal sapore della seconda pasta: anellini siciliani con sarde alla paolina, nuvola di grana padano alla liquirizia e fiori di finocchio. A mio avviso, la preparazione più entusiasmante della serata: in sè aveva tutta la memoria storica della Sicilia e mi sentivo veramente a casa... Un po' come quando Egò assaggia la ratatouille e rivede sè stesso piccolo: ecco io sono rimasta folgorata e qualche lacrimuccia d'emozione ha solcato il viso.
A chiudere la serata due dessert, scoprirò più tardi che solo uno dei due è di Marcello, mentre l'altro è un cavallo di battaglia di Tano: parfait di pistacchi di Bronte con blassa di fondente e pistacchi caramellati, cannoli croccanti di mandorla con mousse di ricotta, limone candito in crema di agrumi e marmellata di mandorle.
Tutto ottimo, tutto irripetibile (ma speriamo invece di poter ripetere presto!), in una bella location, coccolati dal bravo padrone di casa e dallo chef Marcello che merita attenzione e tutto il successo che sta ottenendo.
Grazie amici: è stata una serata meravigliosa.
Ancora una bellissima foto di Tano e Marcello, presumibilmente scattata da Mimma, la moglie di Marcello.
Infine, io e Anna Maria compiaciute a fine serata.
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marcello valentino,
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lunedì 24 maggio 2010
Per gioco o per amore: lezione di pasticceria per bambini
Bambini irrequieti e non si sa come tenerli a bada?
Fateli cucinare!
Qualsiasi età abbiano i nostri cuccioli, è possibile preparare con loro qualsiasi piatto e farli divertire per almeno mezz’ora assieme a voi.
Non tutti, ovviamente, sono dotati, ma pasticciare un polpettone con le mani, così come sgranare i baccelli, può suscitare il loro interesse e incuriosirli a tal punto che saranno loro stessi a chiedere di riprovarci.
Tutto va mostrato come un gioco, quindi, se non dovessero essere bravissimi, non crucciatevi e non angosciateli, altrimenti il ricordo sarà legato all’esperienza negativa e non al divertimento.
Preparate per tempo tutte le basi necessarie che non richiedono il loro intervento diretto: la carne tritata, le uova già sgusciate (se i bambini non lo hanno già fatto: il rischio è che se le spiaccicano addosso e… parlo per esperienza diretta!), i prodotti già tritati (non devono chiaramente maneggiare i coltelli), contenitori dove poter riporre, ad esempio, i piselli, le fave o i fagioli da sgranare e altri contenitori per buttar via ciò che va eliminato, i formaggi già grattugiati, ecc… e alla fine mostrate loro quel che devono fare e lasciate che procedano sotto il vostro vigile controllo.
Forte dell’esperienza acquisita con i miei figli, sono stata invitata a tenere una *lezione* di pasticceria ai bambini della classe di mio figlio: la loro età variava dai 3 ai 6 anni e non avevamo fornelli a disposizione.
Scegliere, dunque, un dolce adatto che potesse soddisfare i palati dei piccoli non è stato semplice: bisognava semplificare una ricetta già di per sé facile. Ed è per questo motivo che abbiamo scelto la cheesecake di fragole.
Arrivata in classe, ho trovato già i pulcini pronti a tritare i loro biscotti simil pandistelle con le mani. Attenti come pochi, hanno imparato immediatamente a sbriciolarli e a muovere con decisione le manine per ridurre in polvere i frollini. Naturalmente abbiamo fatto briciole ovunque!
Al momento di aggiungere il burro fuso, hanno impastato con dovizia e attenzione e hanno iniziato ad assaggiare la loro preparazione, senza curarsi dei nostri moniti… (forte di ciò, invito, chi volesse provare, ad aumentare la dose, perché è sicuro che i vostri fanciulli vorranno leccarsi le dita e, una volta scoperto il sapore della base del dolce, procederanno a pasticciarsi, appositamente per continuare a leccarselo via dalle mani).
Per non dover montare la panna sul momento, abbiamo usato quei sifoni che si vendono nei supermercati con dentro già la panna, da agitare e montare: come non resistere a spruzzarsene un po’ addosso?
Alla fine, i bambini erano tutti soddisfatti e orgogliosi di aver preparato con le loro mani, un bel dolce, semplicissimo, per la loro mamma, che lo avrebbe gustato, la domenica successiva per la festa della mamma, assieme a loro.
Ricetta della cheesecake alle fragole semplificata per bambini piccoli
Ingredienti
230 g di pandistelle o frollini al cioccolato
80 g di burro fuso
300 g di formaggio spalmabile
75 g di zucchero
4 fogli di gelatina (8 g)
1 confezione di marmellata di fragole o frutti di bosco
250 ml di panna montata
Fragole per decorare
Procedimento
Frullare i biscotti e amalgamarli al burro fuso
Stendere il miscuglio su una terrina, schiacciando bene per avere una forma omogenea e riporre in frigo per mezz’ora.
Sciogliere la gelatina (ammollata e strizzata) in un goccio di acqua o latte caldo
Amalgamare il formaggio con lo zucchero
Aggiungere la panna montata e 2 gocce di limone + qualche fragola a pezzetti
Spalmare la marmellata sul fondo dei biscotti
Stendere la crema di formaggio con le fragole
Adornare con fragole a piacere
Riporre in frigorifero per almeno 3 ore
venerdì 30 aprile 2010
Dejeuner sur l’herbe - Tre ricette per il rito del picnic
Nei ricordi di infanzia, quando mamma e papà avvisavano di star organizzando un escursione da qualche parte, non si poteva fare a meno dall’esultare per la contentezza.
E anche quei piccoli inconvenienti (gli insetti, il dimenticare sempre puntualmente qualcosa e persino la nuvola di Fantozzi) facevano parte del gioco.
Perché, comunque, fare il picnic era un momento familiare, di comunione, per rincorrere insieme la palla nel prato oppure per scoprire qualche segreto della Natura.
La storia del picnic nasce nel periodo medioevale: in Francia si parlava di pique-nique per intendere il momento di riunione tra gruppi di persone per bere assieme il vino. L’abitudine ben presto valicò i confini per giungere in Germania (picknick) e, ai primi del 900, in Inghilterra nasce la picnic society.
Solo nei primi anni del secondo dopoguerra, però, quest’abitudine giunge in Italia e diventa una vera e propria moda per passare una giornata lontani dalla città, dimenticando i tempi bui che avevano lasciato ferite profonde nel ricordo di tutti.
Alla fine degli anni ‘80, esattamente il 19 agosto 1989, il picnic paneuropeo ha segnato il primo passo verso il crollo del muro di Berlino: a Sopron, al confine austro-ungarico, per tre ore, fu consentito l’accesso in Ungheria agli abitanti dell’Est.
Il picnic perfetto è molto soggettivo: dipende dalle aspettative che si hanno sulla giornata.
Ad essere proprio pignoli, andrebbe, innanzitutto, scelto accuratamente il luogo: possibilmente è meglio evitare lunghe escursioni se non si ha intenzione di rimanere in tenda una notte, altrimenti, il picnic si ridurrebbe a tante ore di cammino e poche per fruire dell’aspetto godereccio della giornata (ma magari a qualcuno piace di più così). Quindi luoghi non troppo lontani dal posto in cui si è lasciata la macchina (altrimenti bisogna essere davvero ben allenati per non trasformare la gita fuori porta in un incubo – basti pensare alle escursioni in montagna, dove il tempo potrebbe cambiare velocemente, prima ancora di poter riuscire a tornare indietro in tempo per ripararsi). Ottima decisione se si porta con sé un k-way sia nel caso in cui si alzi il vento che in caso di pioggia.
Mai dimenticare l’apribottiglia se si è optato per una giornata un po’ alcolica e attenzione ad aprire le lattine con dentro liquidi gassati (non c’è bisogno di dire il perché).
Se il luogo del picnic è vicino a un fiume, le bevande potranno essere conservate (legate) sotto l’acqua corrente, per mantenersi fresche, ma sempre occhio: i fiumi possono essere imprevedibili, soprattutto nelle stagioni di passaggio; meglio non accamparsi troppo vicini e soprattutto non bere l’acqua di un fiume se si è a valle, perché tra la sorgente e il punto in cui la si sta bevendo, potrebbero esserci carcasse o feci di animali e l’acqua poter essere non potabile.
Per le posate, anche se costituisce un peso aggiuntivo, meglio scegliere quelle adatte al campeggio, da ripulire quando si torna a casa, idem per tutte le altre vettovaglie: l’immondizia abbandonata lungo il percorso rimane là e si rischia, senza rendersene conto, di deturpare un posto magnifico o costringere qualche altro escursionista a doversi accollare, al rientro, anche le immondizie lasciate da altri.
A questo proposito, va ricordato che ciò che si porta dietro all’andata, anche se vuoto, si riporta con sé al rientro! Quindi portare sempre dei sacchetti per raccogliere avanzi, bottiglie, plastica e tutto quello che può contaminare il territorio.
Immancabile il plaid da stendere sull’erba (anche per una pennichella dopo pranzo, se si ha quest’abitudine) e, se si sceglie un’area attrezzata, una tovaglia di carta per coprire eventuali tavoli di legno o pietra.
Nell’area attrezzata, si possono trovare anche dei barbecue dove poter arrostire carne: se la scelta è caduta su questa comoda soluzione, va considerato che è bene muoversi molto presto per poter essere certi di usufruire degli spazi messi a disposizione dal Comune/Demanio, altrimenti si rischia un viaggio a vuoto.
Un ultimo consiglio al quale si pensa poco in realtà visto che l’ultima cosa a cui si pensa in questi casi è ai disastri: portare sempre con sé antistaminico e bentelan da iniettare, perché non si sa mai ed è meglio quella siringhetta in più piuttosto che non averci pensato prima.
Sfoglia ripiena con asparigina
Per quanto riguarda il cibo, le soluzioni ovviamente sono infinite: se si è in tanti meglio distribuire il lavoro tra tutti, consigliando di portare ognuno qualcosa, di modo che, se ci sono particolari problemi alimentari, non si rischia di rimanere digiuni e per evitare di sovraccaricare solo una persona del gruppo. Lo stesso discorso vale per le bevande: ognuno porti almeno una bottiglia di acqua, per le altre bevande, a piacere.
Le ricette che propongo in questa occasione cercando di contentare tutti: una torta salata con sfoglia, al cui interno si trovano ricotta e asparagi, un piatto vegano (che tiene conto anche dei celiachi e di chi ha allergie ai derivati del latte) e infine un piatto tipico della tradizione palermitana, il piatto della festa per eccellenza, gli anelletti al forno (o “col forno” come dicono alcuni).
Sfoglia ripiena con asparagina
Ingredienti per una tortiera da 30 cm
350 g di pasta sfoglia
2 uova
80 g di pecorino grattugiato (ho usato un crotonese, quindi un pecorino fresco)
400 g di ricotta
Un mazzo di asparagina
Buccia grattugiata di un limone
50 g di pinoli
Sale e pepe a piacere
Procedimento
Eliminare la parte dura e cuocere l’asparagina in una pentola alta e stretta, dopo aver legato i gambi con lo spago, in cerchio, avendo cura di lasciare le punte fuori dall’acqua.
Una volta cotte, tagliare le punte e tenerle da parte.
Frullare i gambi assieme alla ricotta, al formaggio e alle uova, aggiustando di sale e pepe a piacere.
Aggiungere una parte dei pinoli all’impasto.
Stendere la sfoglia su carta forno bagnata e porla nella tortiera con i bordi della sfoglia che fuoriescono dal contorno.
Versare l’impasto dentro la torta e livellarlo.
Distribuire le punte di asparagina lungo tutto l’impasto, assieme ai pinoli e alla buccia di limone grattugiata.
Arricciare, dunque, i bordi della sfoglia in avanzo.
Spennellare con tuorlo d’uovo la sfoglia e infornare in forno statico già caldo a 190-200° fino a doratura (preferibilmente, porre nella parte bassa del forno).
Le ricette che propongo in questa occasione cercando di contentare tutti: una torta salata con sfoglia, al cui interno si trovano ricotta e asparagi, un piatto vegano (che tiene conto anche dei celiachi e di chi ha allergie ai derivati del latte) e infine un piatto tipico della tradizione palermitana, il piatto della festa per eccellenza, gli anelletti al forno (o “col forno” come dicono alcuni).
Sfoglia ripiena con asparagina
Ingredienti per una tortiera da 30 cm
350 g di pasta sfoglia
2 uova
80 g di pecorino grattugiato (ho usato un crotonese, quindi un pecorino fresco)
400 g di ricotta
Un mazzo di asparagina
Buccia grattugiata di un limone
50 g di pinoli
Sale e pepe a piacere
Procedimento
Eliminare la parte dura e cuocere l’asparagina in una pentola alta e stretta, dopo aver legato i gambi con lo spago, in cerchio, avendo cura di lasciare le punte fuori dall’acqua.
Una volta cotte, tagliare le punte e tenerle da parte.
Frullare i gambi assieme alla ricotta, al formaggio e alle uova, aggiustando di sale e pepe a piacere.
Aggiungere una parte dei pinoli all’impasto.
Stendere la sfoglia su carta forno bagnata e porla nella tortiera con i bordi della sfoglia che fuoriescono dal contorno.
Versare l’impasto dentro la torta e livellarlo.
Distribuire le punte di asparagina lungo tutto l’impasto, assieme ai pinoli e alla buccia di limone grattugiata.
Arricciare, dunque, i bordi della sfoglia in avanzo.
Spennellare con tuorlo d’uovo la sfoglia e infornare in forno statico già caldo a 190-200° fino a doratura (preferibilmente, porre nella parte bassa del forno).
Aneletti al forno
Insalata di quinoa per 4 persone
Ingredienti
350 g di quinoa
10 asparagi
4 zucchinette
2 carote
1 cipollotto o una cipolla di tropea
I fiori delle zucchinette
100 g di fave sgranate (in caso di favismo, sostituire con piselli)
Un pugnetto di noci di macadamia o nocciole
Olio extravergine d’oliva
Sale e pepe rosa a piacere
Procedimento
Sbucciare le fave anche della pellicina.
Tagliare a fettine la cipolla, a rondelle le zucchine, a becco di flauto il gambo degli asparagi e le carote.
In una padella ampia, rosolare in due cucchiai di olio evo, tutte le verdure, comprese le favette, tenendo per ultimi i fiori di zucchina e le punte degli asparagi.
Scolare dall’olio e lasciar assorbire nella carta assorbente.
Nel frattempo, cuocere la quinoa in acqua pari al doppio del suo volume (quindi un bicchiere pieno di quinoa cruda=2 bicchieri di acqua).
Lasciar raffreddare la quinoa e poi condirla con le verdurine, compresi le punte di asparagi tagliate a listarelle e i fiori di zucchina tagliati a julienne e condire con olio, sale e pepe (se gradito anche il limone).
Anelletti al forno
Ingredienti per 4 persone
350 g di anelletti al forno
250 g di tritato di vitello
200 g di pisellini
7 dl di pomodoro passato
1/2 cipolla
1/2 carota
1 costa di sedano
1 po' di prezzemolo (secondo gusto)
1 po' di basilico (secondo gusto)
50 g di caciocavallo grattugiato
1 bicchiere di vino bianco secco
olio evo
burro 1 noce
pangrattato
zucchero
sale e pepe
Procedimento
Tritare per bene cipolla, carota, sedano e prezzemolo e farli stufare in un tegame con 4 cucchiai di olio e una noce di burro.
Aggiungere il tritato e lasciarlo rosolare, mescolando sempre.
Sfumare col vino.
Aggiungere i pisellini, poi la passata e aggiustare di sale, pepe, basilico e un po' di zucchero (un cucchiaino o poco piu').
Lasciar cuocere mescolando spesso, facendo attenzione che non si asciughi, aggiungendo acqua se necessario) per circa 40 minuti a fiamma moderata.
Nel frattempo, lessare la pasta e scolarla quasi cruda (in genere si richiede una cottura di 5 minuti contro i 13 richiesti in etichetta).
Condirla con il ragù + 1 cucchiaio di caciocavallo grattugiato.
Versarla in teglie monoporzioni o intere imburrate e cosparse di pangrattato (eliminando l'eccesso con un pennello).
Ricoprire la superficie con altro pangrattato e il resto del caciocavallo e infornare a 200° per 40 minuti.
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giovedì 29 aprile 2010
Finalissime di Blogcafè: mancano due giorni!
In verità, ho detto tutto nel titolo, ma val la pena spendere due parole in più.
Innanzitutto per ringraziarvi: sì ringraziare tutti quelli che stanno credendo in me e in Mimmo Alba e ci hanno portati ad essere tra i tre finalisti della categoria "chef" a blogcafè, all'interno della manifestazione Squisito 2010.
Le percentuali di accesso al blog "Fiori di cappero", dopo la selezione a quest'evento, sono aumentate di molto e questo, sicuramente, ci riempe immensamente di gioia, perché, così, sicuramente, anche chi ancora non ci conosceva, ci ha conosciuti, ha iniziato a seguirci, a lasciare traccia del loro passaggio (pochi commenti però, peccato!).
Adesso, vorremmo chiedere l'ultimo sforzo a chi ci vuole bene, a chi ha voglia di vedere NOI vincitori di questa edizione.
Per votarci, bisogna collegarsi al sito di Squisito e registrarsi (sotto il logo, c'è la voce "crea nuovo account").
A questo punto, riceverete una mail con un link diretto alla votazione: cliccate su accedi e guardate a destra, sempre sotto al logo.
Trovate la categoria chef e lì il vostro amato "fiori di cappero" di Mimmo Alba.
Non possiamo far altro che ringraziarvi in anticipo e sperare di vincere.
Ma anche se non dovessimo arrivare primi, avremo già vinto, perché abbiamo saputo chi e quanti ci vogliono bene e sperano nella nostra vittoria e questo già è sufficiente per esultare, perché sicuramente siete tanti, tantissimi!
ps. chi lo avesse fatto nella prima fase, quella delle preselezioni, ora può rivotare, richiedendo la nuova password: il procedimento, per il resto rimane invariato. Comunque potete contattarmi per qualsiasi chiarimento o dubbio.
ps.2 in bocca al lupo a tutti i partecipanti!
Innanzitutto per ringraziarvi: sì ringraziare tutti quelli che stanno credendo in me e in Mimmo Alba e ci hanno portati ad essere tra i tre finalisti della categoria "chef" a blogcafè, all'interno della manifestazione Squisito 2010.
Le percentuali di accesso al blog "Fiori di cappero", dopo la selezione a quest'evento, sono aumentate di molto e questo, sicuramente, ci riempe immensamente di gioia, perché, così, sicuramente, anche chi ancora non ci conosceva, ci ha conosciuti, ha iniziato a seguirci, a lasciare traccia del loro passaggio (pochi commenti però, peccato!).
Adesso, vorremmo chiedere l'ultimo sforzo a chi ci vuole bene, a chi ha voglia di vedere NOI vincitori di questa edizione.
Per votarci, bisogna collegarsi al sito di Squisito e registrarsi (sotto il logo, c'è la voce "crea nuovo account").
A questo punto, riceverete una mail con un link diretto alla votazione: cliccate su accedi e guardate a destra, sempre sotto al logo.
Trovate la categoria chef e lì il vostro amato "fiori di cappero" di Mimmo Alba.
Non possiamo far altro che ringraziarvi in anticipo e sperare di vincere.
Ma anche se non dovessimo arrivare primi, avremo già vinto, perché abbiamo saputo chi e quanti ci vogliono bene e sperano nella nostra vittoria e questo già è sufficiente per esultare, perché sicuramente siete tanti, tantissimi!
ps. chi lo avesse fatto nella prima fase, quella delle preselezioni, ora può rivotare, richiedendo la nuova password: il procedimento, per il resto rimane invariato. Comunque potete contattarmi per qualsiasi chiarimento o dubbio.
ps.2 in bocca al lupo a tutti i partecipanti!
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